sabato 24 ottobre 2009

Villa Castelli: Brogli o imbrogli?

A Villa Castelli trascorsa l'estate si parla di brogli elettorali. Qualcuno si accorge, dopo quasi 4 mesi, che ci sono degli errori nelle ultime elezioni amministrative. Qualcuno pare che sull'auto di un forse candidato consigliere della Lista Caliandro, Franco Intermite, che ha perso pesantemente le elezioni, abbia lasciato 4 schede elettorali, con le preferenze assegnate, in una busta chiusa.L'ignoto personaggio che ha fatto questo, ha letto le preferenze, ed ha consegnato le schede trovate (dice nel cassonetto dell'immondizia, non sgualcite, pulitissime, mai piegate, sembravano appena uscite di stampa), non ai Carabinieri di Villa Castelli, come fa normalmente, ma ad uno dei preferiti nelle schede, scrivendogli di difendersi e farsi valere.Sembra strano e il mistero si infittisce. Ma con questa scintilla, la Lista Caliandro chiede di ricontrollare tutte le schede perché ci sono stati brogli in tutte le sezioni dove si votava, sono state dichiarate esistenti schede che non ci sono ed il contrario, insomma tutte le sezioni, con i loro presidenti, segretari, scrutinatori, rappresentanti di lista, hanno confabulato tutti insieme per combinare tutto questo pasticcio.
Arriva così la denuncia al Prefetto di Brindisi esposta dai componenti la Lista Caliandro.
La riportiamo integralmente:

A sua Eccellenza Prefetto di Brindisi Dott. Cuttaia

Oggetto: Comune di Villa Castelli. Svolgimento delle elezioni amministrative del 06-07 giugno 2009. Gravi irregolarità nello svolgimento delle operazioni di voto.

Denuncia.
I sottoscritti candidati della lista civica "Lista Caliandro", nelle persone di Caliandro Vitantonio, Franco Pietro, Ammirabile Rosa Anna, Suma Domenico, Suma Giuseppina, Vitale Luciana, Intermite Francesco, Urso Oronzo, Cantoro Angelo, Rossini Antonio, Felle Giovanni, Bellanova Cosimo, Rombone Antonio, Vasta Rocco, Pignatelli Angelo, Chirico Pasquale, Urselli Giuseppe, con la presente intendono denunciare le gravi irregolarità riscontrate, a parere degli scriventi, nei seggi elettorali di Villa Castelli, durante le operazioni di voto e relativo spoglio. Le stesse vengono confermate da rappresentanti di lista, scrutatori e da cittadini presenti al momento dello spoglio.
Premesso.
Dalla verifica di tutti i verbali risulta completamente omesso il numero totale delle schede consegnate per ogni singolo seggio e il numero delle schede non autenticate inserita nella busta 4C, viene ricavato quale differenza tra il numero totale delle schede consegnate al seggio ed il numero degli elettori iscritti nel medesimo. Tutti i verbali risultano essere corretti e modificati ed in alcuni casi rifatti, come nella sezione n. 6 (allegato 6 pagina 51). Scrutatori e rappresentanti di lista disconoscono le correzioni apportate successivamente al momento della firma. Di seguito si riportano le anomalie riscontrate nelle diverse sezioni. Il sindaco e gli assessori hanno ripetutamente sostato nei seggi facendo pressione sui cittadini a votarli, in particolare l'assessore Neglia ha avuto un alterco con un funzionario della GdF.
I PARTICOLARI:
Nella sezione 1 sono stati ammessi cinque cittadini che non avevano diritto di voto alle europee, nonostante la verbalizzazione dell'accaduto, al momento degli scrutini, sono state distrutte cinque schede bianche e ciò per far combaciare il numero dei voti con il numero degli elettori. Per quanto riguarda le comunali i rappresentanti di lista,nella persona di:Nisi Sandro e Cantoro Luca, affermano di aver contato personalmente più di n. 50 schede bianche, mentre sul verbale ne risultano solo n. 23. Nella sezione 2 durante lo spoglio delle schede delle comunali, nell'urna è stata rinvenuta una scheda delle europee con votazione PDL, a pag. 66 è stato messo a verbale. Annotazione controfirmata dal rappresentante di lista Ciro Erriques. Ci si chiede come hanno potuto, la sera precedente, dichiarare che il numero delle schede spogliate coincidesse con il numero delle persone votanti. Nella sezione 3, la presidente Chirulli Angela, moglie di Neglia Alessandro, assessore uscente e candidato consigliere lista civica "Villa Castelli Libera e Solidale", rappresentante di lista sempre nella stessa, ha per due volte aperto le urne dopo l'inizio delle operazioni di voto di sabato 06 giugno '09, chiudendo la porta del seggio e non rendendo possibile il controllo da parte dei cittadini. A fine spoglio i plichi contenenti le schede votate sono state trasportate utilizzando l'auto personale del presidente, senza che nessun altro componente del seggio fosse presente ed abbia assistito alla consegna. Molti candidati della "Lista Caliandro", non hanno riscontrato il voto delle persone vicine (genitori, mogli, sorelle), i quali hanno voluto, con autocertificazione, stigmatizzare l'avvenimento. Lo scrutatore Ciro Greco dichiara di non essere a conoscenza delle modifiche apportate nel verbale della sezione 3, afferma sempre che a chiusura del verbale tali correzioni non erano state effettuate e di non aver accompagnato la presidente per le operazioni di consegna dei plichi, come la stessa ha volutamente dichiarato. Nella sezione 4 urne aperte dopo la chiusura del seggio del sabato e prima dell'apertura del seggio della domenica. La scrutatrice Lucia Felle ha dichiarato che all'inizio dell'insediamento del seggio mancavano n. 50 schede delle comunali, hanno chiesto al funzionario del comune, il quale ha risolto il problema. La medesima dichiara di non essere stata messa in condizione di sapere come fosse stata risolta la questione e l'unica risposta ricevuta è stata: "tu firma e non ti preoccupare". Il presidente gli avrebbe negato la possibilità di verificare la schede dichiarate bianche e nulle obbligandola a firmare dal retro delle schede stesse, senza che lei ne potesse prendere visione. Il seggio è rimasto aperto il sabato fino alle ore 01:30 della domenica, perchè le schede votate non corrispondevano al numero degli elettori. A pagina n. 33 risulta che le schede autenticate non utilizzate sono n. 71, mentre da un semplice calcolo risulterebbero essere n. 145 quale differenza tra il numero effettivo degli elettori iscritti nella lista (1276) meno il numero delle schede votate (1131).Sorprende non poco la circostanza che il giorno 07 giugno '09, il presidente abbia chiuso il seggio con la giustificazione che mancavano le schede, per oltre 20 minuti. Si chiedono: che fine avessero fatto le schede vidimate in numero pari ai potenziali elettori. Dove sono andate a finire le schede mancanti? Nella sezione 5 la presidente Siliberto Maria, non ha fatto votare una elettrice polacca, residente a Villa Castelli. La stessa ha allontanato dal seggio nella giornata di domenica 07 giugno '09, i rappresentanti di lista, impedendo loro di esercitare il dovuto controllo. Annotazione di rilievo assume, a modesto parere degli scriventi, la mancata iscrizione nel verbale delle schede autenticate non utilizzate per la votazione, ne si comprende dove sono andate a finire le stesse. Per quanto concerne la sezione 6, paradossale appare la circostanza relativa alla consegna dei plichi contenenti le schede e rispedite indietro dal tribunale, perchè non erano correttamente imbustate secondo norma. Successivamente, presso il Comune di Villa Castelli, alla presenza del M.llo dei Carabinieri Dammacco e del M.llo dei VV.UU. Veccari (presente casualmente) si è scoperto che molte schede votate e ritenute valide non erano state vidimate e timbrate all'apertura del seggio, in contrasto con quanto dichiarato nel verbale della stessa sezione alla pagina n. 9. Si è posto rimedio all'operazione con vidimazione postuma senza ricostituire il seggio elettorale, ma tra pochi intimi. Particolarmente preoccupante appare agli scriventi, la presenza di n. 2 pagine (pag. n. 51) copia dello stesso verbale, inviatoci, forse erroneamente, ma che da solo potrebbe dimostrare come molti atti sono stati modificati successivamente e non alla presenza delle persone che componevano il seggio. Infatti, come sua eccellenza potrà notare, nelle copie che si allegano le firme sono apposte da persone differenti e anche il contenuto appare del tutto differente (allegato n. 6).Si evidenzia altresì che le schede bianche nel riepilogo risultano essere n. 13 anziché come riportato nel verbale essere n. 12, ed i voti validi anziché essere n. 1113 sono n. 1013. Presso il comune di Villa Castelli è stata negata la possibilità, a 19 cittadini rumeni, di esprimere il proprio voto giustificando tale diniego con l'arrivo nell'ufficio elettorale troppo tardi per la certificazione (ore 21:30) del 07 giugno '09. si partecipa altresì che nelle sezioni 4-5-6-7, al candidato alle provinciali, con il simbolo "Partito Socialista", sono stati sottratti, col chiaro intento di avvantaggiare gli altri candidati, numerosissimi voti validi. Infine, cortesemente, si chiede di voler disporre la non distruzione delle schede di riserva relative alle comunali, in quanto le stesse oltre a non essere state custodite adeguatamente (più volte spostate dall'ufficio di polizia urbana all'ufficio elettorale), sono state manipolate da diversi cittadini estranei all'ufficio. Va precisato che alcuni sottoscrittori della presente hanno costatato che il plico contenente le schede di riserva (pacco scorta) presentava un evidente restringimento. Alla luce di quanto innanzi, a modesto parere degli scriventi, si ipotizza la insorgenza dei brogli elettorali che solo sua Eccellenza può chiarire mediante un controllo complessivo, atteso che il 50% della popolazione è già in fermento per quanto accaduto.
CHIEDONO CORTESEMENTE
La verifica di quanto testè denunciato ed il conteggio delle relative schede comunali mediante il ricontrollo del numero delle schede assegnate per ogni sezione, il numero delle schede autenticate e non utilizzate per ogni sezione e il numero delle schede non autenticate inserite nella busta 4C, sempre per ogni sezione. Sicuri di un suo positivo intervento si rendono disponibili ad ulteriori chiarimenti e testimonianze di quanto innanzi riportato.

A noi sembra assurdo.... e le bugie vanno avanti, ma la verità viene subito dietro.... a buoni intenditori, poche parole. Intanto le indagini vanno avanti e ne vedremo delle belle. Villa Castelli sta "finalmente" facendosi conoscere nel mondo.
Anche perché questo fatto sconcertante, che ha avuto la risposta del TAR, ha posto il nostro Comune in fase di commissariamento per tre mesi, in attesa della verifica da parte delle isttuzioni. E in attesa delle quali il Comune sarà retto da un commissario, Maria Antonietta Olivieri, nominata ieri dal prefetto Domenico Cuttaia, per la sola gestione ordinaria.

Ora le motivazioni del Commissariamento sono state esposte dalla Magistratura, e risulta che errori sono stati effettivamente fatti, ma solo in 2 sezioni, la 4 e la 5. In più, risulta che i suddetti errori non sono attribuibili alle persone che hanno vinto le elezioni.
Comunque sembra un atto di chi ha perso sonoramente le elezioni e non accetta il verdetto del popolo, convinto di essere sopra ogni cosa e sopra tutti. Ed anche se dice di non presentarsi alle prossime elezioni, di sicuro metterà una persona a lui vicina, così come aveva fatto con Francesco Nigro. E per il popolo di Villa Castelli, i nomi che già girano, giovani che vogliono arrivare al potere ed altri innominabili, “imprenditori” portano sempre a lui, e di conseguenza sarà dura per gli ex rappresentanti o uomini vicini all’ex sindaco, avere credibilità o pretendere la fiducia degli elettori, che di arrivisti e qualunquisti, di amanti del potere e della poltrona, ne hanno le tasche piene.

Una nota del Partito Democratico di Villa Castelli dice:
Il TAR di Lecce ha pubblicato le motivazioni alla sentenza del 23 settembre scorso, che decideva, accogliendolo, il ricorso di Caliandro Vitantonio per l'annullamento delle elezioni amministrative dello scorso giugno (ricorso n° 1045 del 2009). A parte ogni considerazione sulla sentenza, già impugnata dinanzi al Consiglio di Stato che deciderà sulla richiesta sospensiva, presumibilmente, entro la fine del corrente mese di ottobre o, al massimo, inizio di novembre, il Partito Democratico di Villa Castelli, rompendo il silenzio generale dei partiti esprime alcune considerazioni di carattere generale.Dalla lettura delle motivazione, emerge, con chiarezza come non siano state rilevate censure (non poteva essere altrimenti) all'operato, prima durante e dopo le operazioni elettorali, né degli eletti, né, tantomeno, del Sindaco eletto Francesco Nigro.Se irregolarità vi sono state e se queste siano così gravi da invalidare l’intera operazione elettorale (le presunte irregolarità si riferiscono solamente a due sezioni su sette e consistono nella erronea indicazione nel verbale delle schede vidimate e non votate ed in numero comunque insufficiente a capovolgere il risultato finale) spetterà all'Organo Giudicante accertarlo.Quello che è certo è che nulla è imputabile, sia pur indirettamente, agli incolpevoli eletti.Tale evenienza và sottolineata con forza, laddove, invece, chi soffia sul fuoco incurante delle ricadute negative sul nostro paese, vuol far passare come broglio (che presuppone il dolo) delle mere omissioni o refusi (che presuppongono la sola colpa degli operatori di sezione, peraltro stremati dai precedenti scrutini, delle europee e delle provinciali e sottoposti all'evidentissimo stress voluto e causato ad arte).In ogni caso, il Partito Democratico di Villa Castelli, attende, serenamente e con fiducia, la decisione del Consiglio di Stato che dovrà, anzitutto e ove consentito, salvaguardare la volontà popolare che ha consentito alla lista Villa Castelli libera e solidale di affermarsi su quella concorrente.

Concludendo penso che il popolo di Villa Castelli non è stupido, penso che la speranza di vedere sistemati i propri figli, non passi attraverso l’elezione di chi ha fatto assumere solo parenti e illuso il resto dei cittadini. Penso che quello che la Guardia di Finanza ha fatto emergere, insieme ad altre strane vicende che stanno emergendo (GEAT, Circonvallazione, etc.) abbia chiuso per sempre la possibilità di poter rivedere le stesse persone alle prossime elezioni, perché oggi vogliamo un futuro migliore per Villa Castelli.

Pino Ciraci

martedì 22 settembre 2009

Lettera a Cataldo Alò

Caro Cataldo,
mi sento troppo triste, piango in continuazione, così ho pensato che scriverti mi aiuterà a sentirti vicino. Ieri ci hai lasciato, ed oggi ci saranno i funerali. Piangiamo tutti, io non riesco a trattenere le lacrime, e mi dispiace, perché possiamo pensare che ci sei ancora tra noi, come in effetti è, perché quello che ci hai dato e trasmesso rimarrà per sempre. Ho un nodo alla gola che mi strozza. avrei voglia di gridare….e invece niente, sto solo con il mio magone, a piangere. Te ne sarai sicuramente accorto da lassù. Avrai notato quanti giovani sono venuti a trovarti, quanto amore c’era intorno a te, quanta gente ti rispettava e voleva bene, perché tu sapevi farti voler bene.
Eri amato, eri stimato, eri apprezzato per il tuo impegno verso “gli ultimi” come hai insegnato bene ai tuoi figli. La ragione di vita che ti ha accompagnato, trova le sue radici nei valori che hai trasmesso alla tua famiglia e a chi ha avuto la fortuna di starti affianco e conoscerti, nella tua capacità di sentire quanto potesse essere sofferta la vita di quegli ultimi bisognosi di aiuto, tu, una perla in questo periodo così difficile e carente di valori, il tuo valore e la tua onestà intellettuale. Parlare con te non era mai inutile, con te non si parlava mai del nulla. Ho sempre apprezzato le tue idee, ma anche chi non le condivideva, ti ha sempre dato tutto il rispetto che è dovuto a chi crede in quel che dice e di questo fa ragione della sua vita. Ricordo le tue passeggiate in campagna, i racconti sui tuoi cari che oggi hai ritrovato, la tua capacità di leggere la vita nei suoi valori basilari. Hai lasciato affranti dal dolore figli e nipoti lasciandogli l’eredità di continuare sulla tua strada: sarò vicino a loro, te lo prometto. I figli, i nipoti, i parenti tutti, hanno voluto esserti vicino fino all’ultimo. Eri troppo importante per tutti. Eri il riferimento per la sensibilità nei consigli, per la tua capacità di interpretare con dolcezza i bisogni di tutti.
Ti abbiamo voluto un grande bene tutti quanti e, senza paura di apparire banale, sento di interpretarne i sentimenti di tutti se ti dico che resterai per sempre nei nostri cuori.

Pino Ciraci, un compagno triste per la tua perdita.

sabato 5 settembre 2009

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domenica 23 novembre 2008

Taranto, ILVA, Diossina, Tumori, Morti

Dopo troppi anni di distrazione da parte dello stato e delle amministrazioni locali, le vicende relative all’Ilva hanno raggiunto le cronache nazionali.
Una recente proposta di legge della Puglia, portata avanti da Vendola, si propone di abbassare entro il 2010 il livello di produzione industriale di diossina dall’attuale “consentito” di 10 nanogrammi al metro cubo al limite di 0,4 nanogrammi (come da legge europea).
Per quanto sia già scandaloso che una regione italiana, per la tutela dei propri abitanti, è costretta a proporre una legge speciale per far rispettare ciò che è già legge a livello europeo, è ancora più deprimente il fatto che il Ministro dall’Ambiente Prestigiacomo affermi l’impossibilità di approvare la legge, per non mettere in condizione l’Ilva (responsabile dell’inquinamento) di “chiudere in 4 mesi“, riproponendo quelli che già da anni sono i fondamenti del ricatto occupazionale che incatena Taranto: perchè è cosa buona e giusta dare lavoro a 12.000 persone, pur assassinandone lentamente 200.000 da anni!
In maniera assurda il Ministro Prestigiacomo ha anche deciso di rimuovere i tecnici antidiossina dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) accusandoli di inefficienza. Dura, ma inascoltata, la replica di Vendola: “Il Ministro ha mentito e le sue parole ci confermano quanto questo governo sia inaffidabile sotto il profilo della tutela ambientale”. Secondo il pensiero liberale di Berlusconi, bisogna dare potere e soldi agli imprenditori, e fame e morte ai poveri operai.
Ma a Taranto qualcosa si muove: l’ignoranza che anni fa regnava su queste tematica gradualmente sta facendo spazio all’informazione, ed i tarantini sempre più si sono accorti di avere in casa da anni uno dei problemi ambientali più gravi d’Europa coi mortificanti dati sull’inquinamento e sull’incidenza di malattie e morti annesse.
Ecco perché sempre più spuntano sui balconi di Taranto degli striscioni per far capire che di diossina si muore veramente e a Taranto se ne respira il 92% di quella immessa in tutta Italia!
Chiudere l'Ilva, o almeno l'acciaieria e la cokeria, da cui provengono gran parte delle emissioni inquinanti è la proposta del comitato Taranto Futura, promotore del referendum che potrebbe tenersi a giugno del 2009. L'aumento delle malattie e dei tumori in città, soprattutto fra i bambini, fa spavento. La storia del bambino tredicenne a cui è stato diagnosticato un cancro ‘da fumatore’ è simbolo della situazione di emergenza che vivono i tarantini. Lo sanno bene i medici, che ogni giorno lottano contro questa realtà e lo sa bene il dr. Mazza, primario di Ematologia dell’Ospedale di Taranto che ha diagnosticato al bambino l’adenocarcinoma del rinofaringe, una patologia riscontrata solitamente in adulti e anziani fumatori. Il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno dice: «Sono un medico. Mi sono laureato con una tesi sull'epidemia di cancro ai polmoni a Taranto. Ho fatto l'Assessore all'Ambiente. Come si può pensare che la questione non mi interessi?».
Infatti appena insediato il sindaco incontrò Riva e lo incalzò sull'uso dell'urea, sostanza che agisce positivamente sulla produzione di diossina. Per alcuni mesi Riva si è adeguato e per la prima volta in 40 anni abbiamo visto ridotta la diossina del 50%. Ora, a spiriti sopiti, il trattamento è stato sospeso. Analizzando un pezzo di formaggio della zona di Statte si è notato che supera per tre volte i livelli di diossina consentiti. Per cui il danno ha coinvolto anche le masserie e aziende agricole vicine al polo siderurgico. «Siamo lavoratori anche noi», spiegano i proprietari di una masseria di 40 ettari della zona. 1200 pecore saranno abbattute nel tarantino per contaminazione da diossina.
Ma è possibile cancellare il polo siderurgico più vasto d'Europa? L’inquinamento fa paura, ma parliamo di 12.000 dipendenti. L’economia di Taranto dipende dall'Ilva.
Per Vendola chiudere l'Ilva significa ignorare la lotta contro la povertà e il richiamo malavitoso che riguarda ogni giorno i tarantini.
Legambiente rilancia: «la partita da vincere è quella della certificazione Aia, l'Autorizzazione Integrata Ambientale, ma la Prestigiacomo non la pensa così, come abbiamo visto.
L'Europa chiede entro marzo l’impegno a utilizzare le migliori tecnologie per ridurre i danni ambientali. Per la prima volta anche l'Ilva è obbligata a presentare una documentazione sull'adeguamento degli impianti. Ma sarà un documento falso, perché Riva per le sue statistiche controlla solo 8 acciaierie o cokerie su 278 dell’Ilva.
Intanto nel quartiere Tamburi, tutti hanno un parente, un amico, che è morto per tumore, ma chiudere l'Ilva sembra a molti una solo una favola, se non una bestemmia.
Bisogna respirare, ma bisogna pure mangiare.
E l’Ilva, l’impianto siderurgico più grande d’Europa, continua a produrre diossina e a far ammalare la gente e le regala il triste primato di città più inquinata del continente.
I dirigenti dello stabilimento continuano a sostenere che i dati in loro possesso parlano di diossina ampiamente nella norma e, soprattutto, di assenza di morti e malati direttamente riconducibili all’attività dell’azienda.
Dunque i malati di tumore, le facciate dei palazzi ricoperti di polvere rossa e l’acre odore, che non puoi non sentire quando arrivi a Taranto, secondo i dirigenti dell’Ilva non esistono.L’Ilva occupa circa 12.000 persone e rappresenta lo snodo dell’economia tarantina. Per contro la logica del profitto applicata da Riva ha fatto sì che la sicurezza ambientale fosse un elemento di secondario. E le amministrazioni locali e nazionali non hanno vigilato come dovevano. Il risultato è drammatico e allarmante.
L’associazione Peacelink ha diffuso i dati di un dossier con la graduatoria delle province più inquinate. La capolista indiscussa è Taranto. In particolar modo sono gli abitanti del quartiere Tamburi ad essere i più esposti: oltre ai fumi, anche alle polveri dei parchi minerali dell’Ilva, vere e proprie colline di minerale non coperte le cui polveri sottili si insinuano ovunque. Ovviamente il quartiere vanta il triste primato di patologie tumorali all’apparato respiratorio, con un’incidenza molto superiore al dato nazionale.
Intanto la città, fortemente provata tra le altre cose dal dissesto finanziario provocato dalla gestione del Popolo delle libertà, prova a reagire. Così nei giorni scorsi il TAR ha accolto il ricorso presentato dal Comitato cittadino referendario per la tutela della salute e del lavoro “Taranto Futura”. Con il provvedimento del Tribunale, il Comune di Taranto ha l’obbligo di indire entro 3 mesi un referendum sulla chiusura dell’Ilva, e sul successivo impiego dei lavoratori nelle opere di smantellamento e riconversione degli impianti.
Losappio, assessore all’ambiente della regione Puglia, ha ribadito ai dirigenti dell’Ilva che se gli stabilimenti non ridurranno l’emissione di diossina al di sotto di un nanogrammo per metro cubo, la Regione non firmerà l’Autorizzazione Integrata Ambientale. (Ma perché ancora i politici soccombono al potere Riva? Se la legge europea dice che il consentito è 0,40 nanogrammi per metro cubo, perché proporre, come miglioramento 1 nanogrammo?). Bisogna dire basta, ora non se ne può proprio più di respirare la morte per vedere Riva ancora più ricco sulle morti dei tarantini.
L’Ilva è una delle maggiori fonti di diossina del continente. Il 92% delle emissioni di diossina Italiane vengono respirate dai tarantini. Alcune aziende zootecniche sono state costrette a chiudere, per via della diossina. Taranto e’ tra le zone con la maggior incidenza di tumori del Sud Italia e la percentuale di tumori ai polmoni supera di molto la media nazionale.
Bisognerebbe davvero finirla con l’Ilva, ma non siamo contro gli operai; infatti convertire l’area siderurgica in un parco naturale dura 40 anni ed i posti di lavoro dovrebbero essere tutelati e i lavoratori impiegati nello smantellamento del polo siderurgico.
Ma per fare questo occorre prendere decisioni forti e contro i poteri precostituiti dalla “Casta dei potenti di Taranto”.
Con la speranza e l’augurio che le coscienze si risveglino, che capiscano che bisogna fare sacrifici, che pensino al futuro dei nostri figli.


Pino Ciraci

venerdì 7 novembre 2008

Il decreto Gelimini

Dalla scuola arrivano gli insegnamenti di democrazia ed economia al governo dittatoriale presieduto dal rais Berlusconi

L'onda pacifica e determinata di studenti, insegnanti e genitori contro la Gelmini si gonfia sempre più. Più di un milione i manifestanti radunati a Roma: "Il governo deve ascoltarci".
Un decreto fatto con arroganza, a colpi di voti di maggioranza, la finta riforma della scuola fatta di tagli è stata bocciata dal Paese. Manifestazioni anche a Milano, Bologna, Genova, Pavia, Ancona, Napoli, Cagliari, L'Aquila, Lecce, Palermo, Catania, Bari...
A Roma Piazza del Popolo è stracolma: gli striscioni degli studenti del sud, "calabresella mia" suonata dalle scuole calabresi, la musica del camion dei giovani liceali romani e ancora palloncini e bandiere. In testa al corteo, leader sindacali e leader politici del vecchio PRC entrano insieme in piazza: Vendola, Ferrero e Bertinotti uno accanto all'altro, come a far credere che il corteo è merito loro, ma fanno solo presenza, non politica attiva…, Di Pietro a pochi metri di distanza e i militanti di IdV raccolgono le firme contro il lodo Alfano. "Vogliamo firmare per il referendum contro la legge Gelmini", chiedono alcune maestre, "va preparato, ci vuole un po' di tempo", gli rispondono i dipietristi. Entrano poco dietro anche Veltroni ed Epifani. "Il governo ascolti la società e non trasformi questo movimento in un fatto politico", dice onestamente il segretario del Pd. "Il governo - aggiunge - deve ascoltare questa protesta, non può restare sordo alla voce di chi nella scuola vive ogni giorno. Le misure prese a colpi di decreto, la pessima riforma della scuola fatta di tagli, sono state bocciate dal Paese. La grande marea di persone che ha riempito Roma, i tanti altri nelle piazze delle altre città italiane, con la loro protesta non chiedono di tenere questa situazione, chiedono una scuola che funzioni, che sappia premiare il merito e offrire a tutti eguali condizioni di partenza".Dalla piazza la protesta riserva raffiche di fischi contro i ministri Gelmini e Brunetta. Sul palco intervengono i leader di tutti i sindacati. Bonanni chiede al governo di "riaprire un confronto perché la scuola non può essere diretta come una azienda". Si rimprovera al governo di mascherare con una finta riforma una mera esigenza di cassa. Ma non possono essere i giovani a pagare. Per Angeletti "lo sciopero della scuola è stato convocato per risolvere i problemi contrattuali e dei precari, bisogna quindi evitare strumentalizzazione politica". Epifani chiude la manifestazione e parla di "un intero paese che insorge" e si rivolge ai manifestanti: "State segnando una giornata memorabile, non solo per la scuola ma per la nostra democrazia, per il futuro del paese, per i nostri giovani. La forza di questa piazza è la forza della democrazia ed è uno scudo per i nostri giovani. Qui c'è la maggioranza del paese che non si rassegna, che non abbassa la schiena, che non si fermerà". "Non dividiamoci - è l'appello lanciato dal palco di piazza del Popolo - la forza di questa giornata è l'unità, non scambiamo un piatto di lenticchie per questa forza di unità. Questo è il segno di questa manifestazione e di questo incontro".
Paolo Ferrero dice: "una enorme manifestazione di popolo contro un governo che trova i soldi per banche e banchieri e taglia la scuola pubblica".
Studenti, lavoratori, famiglie al completo di tre generazioni unite dalla volontà di difendere non lo status quo, ma le pari opportunità per tutti, l'accesso al sapere e il diritto di futuro.
Per Paolo Nerozzi (Pd) prova a strumentalizzare la manifestazione: "chi pensava che la sinistra fosse morta si sbaglia di grosso perché la mobilitazione di oggi dimostra quanto sia ancora viva l'identificazione della sinistra con l'idea di eguaglianza e la difesa dei diritti fondamentali e della non violenza, la ricostruzione del centrosinistra parte proprio da qui".
Il 90 % delle scuole italiane oggi sono rimaste chiuse. Proteste in tutta Italia. Gli universitari sono scesi in piazza per "rivendicare un sistema formativo pubblico e sul quale non si possono operare tagli così vistosi". Oltre a Roma gli studenti medi e universitari sono stati al fianco dei lavoratori in sciopero anche ad Ancona, Milano, Cagliari, Catania, L'Aquila, Lecce, Bari, Palermo, Pavia, Torino e Genova.
A Milano decine di migliaia di persone, tra alunni delle elementari, studenti liceali e universitari, insegnanti, genitori e precari hanno sfilato e si sono date appuntamento in piazza Duomo. Secondo i responsabili di "Rete scuole", tra gli organizzatori, i manifestanti erano 200mila. Alcuni spezzoni del corteo non si sono fermati in piazza Duomo e si sono diretti con un corteo non autorizzato in piazza Affari, dove circa duemila studenti si sono seduti attorno ai furgoni e hanno improvvisato un'assemblea di fronte alla Borsa.A Bologna circa 30.000 studenti medi e universitari si sono concentrati in piazza Nettuno e in piazza Maggiore. A Brescia i manifestanti hanno occupato la stazione ferroviaria. Stessa cosa a Firenze, dove un centinaio di manifestanti, tra studenti e aderenti ai centri sociali, ha occupato per circa mezz'ora alcuni binari a Campo di Marte, con alcuni momenti di tensione.In Sicilia si calcola un'adesione molto elevata allo sciopero da parte degli insegnanti. A Palermo due i cortei: uno di docenti, personale scolastico e genitori e l'altro di studenti delle superiori e dell'università. Cortei anche a Messina, Reggio Calabria e Cagliari. Ancora manifestazioni a Napoli: tre istituti superiori hanno sfilato a Portici, uno a Ischia, mille studenti ad Arzano. A Bari hanno manifestato circa 10.000 studenti.

Chissà come gode ora Tremonti, perché grazie al decreto Gelmini, fior di miliardi di euro saranno sottratti alla scuola e giungeranno tra le sue sagge mani. E così il ladro dell’economia italiana, li elargirà ai monumenti dell’imprenditorialità’ liberista italiana che ultimamente si sono rimessi in coda perché stanno fallendo e noi dobbiamo salvarli, perché continuino a distruggerci. Sembra che si possa essere liberisti ad intermittenza: quando e’ tempo di parlare di tasse e di responsabilità sociale delle imprese allora si invocano i fantasmi comunisti, quando invece il sistema va all’aria per la troppa ingordigia allora si torna all’ovile e si intascano i soldi dei contribuenti per sopravvivere, in nome dell’interesse generale, ovviamente. E mentre Tremonti e’ euforico un po’ meno felice deve essere la Gelmini che da quando fa la portavoce dei tagli di Tremonti si e’ presa una valanga d’insulti da Trento fino a Gela e la grande maggioranza di questi assolutamente giusti e meritati. Poverina, forse pensava di godersi la manna ministeriale e invece e’ stata innalzata dall’opinione pubblica come il simbolo della falsa democrazia berlusconiana, eppure lei ha fatto solo il suo dovere, cioè servire le esigenze del contabile di Berlusconi, Tremonti.Ora gli elettori poveri del PDL festeggiano per la futura ignoranza dei loro figli. Per chi ha i soldi si aprono invece nuove opportunità competitive, il loro status di eletti potrà essere affermato fin da studenti. Per tutti gli altri non resta che rimboccarsi le maniche perchè se c’e’ una cosa certa in questa vicenda e’ che la lotta inizia solo oggi.
Dall'anno scolastico 2009/2010 non ci saranno più 2 docenti per sezione. Non saranno più garantite le 40 ore settimanali comprensive di mensa e di orario continuato, ridotte a 24 ore definitive. Il 50% del personale di ruolo sarà decapitato e sarà perdente posto. Nella più rosea delle ipotesi si dovrà emigrare al nord per insegnare, pur essendo regolarmente di ruolo nella propria provincia (io ad Avellino). Nel sud sarà impossibile avere il tempo pieno facoltativo perché siamo poveri e mancheranno sicuramente i fondi, dovendo farsene carico l'Istituto scolastico e/o le famiglie. La conseguenza nel sociale sarà drammatica: le donne dovranno scegliere tra il lavorare o l'allevare figli, perché la retta scolastica sarà superiore al guadagno della madre lavoratrice (considerando che la maggioranza delle donne meridionali guadagna tra i 300/400 euro al mese). Si tornerà indietro di un secolo.

Ma c’e’ un lato positivo della vicenda Tremonti-Gelmini, ed e’ che ha rivelato in maniera palese e inequivocabile a tutto il Paese cosa sia realmente il governo dittatoriale di Berlusconi, una maggioranza parlamentare di pupazzi nelle mani di un magnate onnipotente:
“L’umiliazione delle più elementari regole che caratterizzano una democrazia moderna e tra queste, forse la più grave, la partecipazione sociale del popolo sovrano.
Ma e’ iniziato il conto alla rovescia per questo governo, l’opposizione politica la possono infatti ignorare e umiliare, ma il Paese reale, quello no”.
Pino Ciraci