mercoledì 13 febbraio 2008

Pensieri sulla Costituzione Italiana

La nostra Costituzione, sessant'anni ben portati, perché tutela i diritti fondamentali dell’uomo, afferma l'uguaglianza dei cittadini senza discriminazioni, perché prescrive che l'iniziativa economica deve essere indirizzate a fini sociali, perché stabilisce che il lavoro deve garantire ai cittadini una esistenza libera e dignitosa, perché ripudia la guerra, perché predica la pace.

Una Costituzione figlia del grande movimento popolare di liberazione e di progresso che la storia ci ha consegnato col nome di Resistenza. Ma oggi, dopo tanti anni in cui è stato portato avanti il progetto di società imperniato sulla centralità del lavoro e sul riconoscimento delle libertà e dei diritti fondamentali, quale è il destino del nostro Statuto? Recentemente sembra che stanno nascendo diverse «costituzioni parallele» le quali puntano a cancellare del tutto la prima parte della Costituzione italiana e cioè quella dei principi, delle libertà e dei diritti.
Costituzioni di stampo integralista e reazionarie che vogliono eliminare la vera identità costituzionale, quella delle idee di pluralismo e di tolleranza, per mettere al suo posto verità ritenute assolute da politici arrivisti o pluriindagati, pluriinquisiti e pluricondannati che rischiano di provocare lo scontro fra valori, se non proprio di democrazia. Un rischio quindi culturale e sociale, perché viene vista come un ostacolo alla crescita moderna liberista perché non si limita solo a disciplinare il funzionamento delle istituzioni, ma disegna una democrazia progressiva indicando importanti obiettivi di uguaglianza, di solidarietà e di giustizia sociale, che non piacciono a chi vuole soggiogare l’intera Italia, come un dittatore.
Una Costituzione nella quale il metodo democratico deve fare spazio alle proposte di regole elettorali modellate sugli interessi dei singoli partiti, alle ipotesi di riforme costituzionali intese a rafforzare i poteri dei vertici di governo, ai tentativi di indebolire il ruolo del Parlamento ed a politiche rivolte a scoraggiare le forme di partecipazione democratica. E sì, perché se è vero che i partiti versano in una grave crisi, ma sono forti in termini di potere, di occupazione di posti di controllo, ma inesistenti nella società, è altrettanto vero che essi vanno riguardati come strumenti indispensabili della democrazia e vanno perciò ricondotti al ruolo assegnato loro dalla Costituzione, cioè di «concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale».
Il sessantesimo compleanno della Costituzione purtroppo vive una congiuntura politica non certo rassicurante come le dichiarazioni di Veltroni il quale non si è soffermato sui gravi problemi del Paese, ma ha concentrato la sua attenzione sulle regole del gioco. Ed ha annunciato riforme in due fasi: la prima per ottenere un sistema proporzionale bipolare e la seconda proponendo agli italiani il maggioritario a doppio turno e l'elezione diretta del Capo dello Stato. Veltroni si è pronunciato insomma per la introduzione del sistema presidenziale alla francese, una riforma non certo in linea con lo spirito della Costituzione.

Che dire a fronte di questo malinconico scenario? Noi siamo figli della Costituzione, così vorremmo restare, perché in lei c’è la nostra identità di popolo, e nei suoi 139 articoli racconta chi siamo, da dove vengono i nostri valori e dove ci porteranno i nostri ideali. Ma se si devono riscrivere le regole, facciamolo tutti insieme, altrimenti governassero da soli, perchè non ci sentiremmo più tutelati da uno stato che non esiste più.

“LA COSTITUZIONE E’ UNA SIGNORA DI 60 ANNI CHE PRESENTA PIU’ VALORI GIOVANI CHE RUGHE. SI POSSONO TOGLIERE LE RUGHE DAL VOLTO DI UNA BELLA SIGNORA ED E’ QUELLO CHE DOBBIAMO FARE, L’IMPORTANTE E’ LASCIARE INTATTI, CONOSCIUTI ED AMATI, I SUOI LINEAMENTI FONDAMENTALI”
(Giorgio Napoletano)





Pino Ciraci

Attacco alla legge 194

E' ripartito da un ambiguo Ferrara l'attacco alla 194, i protagonisti: Ruini, Bondi e la Binetti.
(e Berlusconi ne approfitta per farsi votare dai cattolici, ma non sa che i cattolici non votano mafiosi e ambigui)

Purtroppo non c’è niente di nuovo, rivedendo che ancora esistono quelli che non considerano le donne persone moralmente responsabili. Al rintocco del nuovo anno Giuliano Ferrara ha proposto una moratoria degli aborti cancellando di fatto la legge 194, coinvolgendo il Cardinale Ruini, favorevole alla crociata contro la legge.
E immediatamente, con zelo sottomesso, Sandro Bondi annuncia una mozione parlamentare per rivedere la legge 194. E Paola Binetti si è detta pronta a votare con Forza Italia per la modifica delle linee guida per l'applicazione della legge 194 sull'interruzione di gravidanza.
Ma Ferrara, Bondi, Binetti fanno parte di coloro che in questi anni hanno prodotto un vero e proprio attacco alle libertà, ai diritti, alla autodeterminazione delle donne. Non si nascondano dicendo di essere cattolici, perché tantissimi cattolici, tra cui il sottoscritto sono stati favorevoli alla legge. Loro fanno parte di coloro che non vogliono o fanno finta di non capire che sui diritti delle donne si determinerà una reinterpretazione dei conflitti e si definirà la qualità della democrazia del nostro paese.
Con orgoglio civile, le donne infatti, sanno che nelle politiche pubbliche c’è bisogno del loro sguardo di libertà, la libertà di concepire e costruire una possibilità di vita dentro la quale anche la maternità sia responsabilmente e consapevolmente scelta. Che cosa allora si aspetterebbero le donne dalla politica, in questi tempi di attacco alla 194, in cui si propone un’offensiva ideologica per il modo in cui si parla di aborto come soppressione di vita umana? (Tutta ideologica e politica, schifosamente politica sulla pelle delle donne e dei bambini).
Si aspetterebbero una precisa assunzione di responsabilità in difesa della legge sulla tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, e invece il silenzio.
In Italia la maggioranza degli uomini e delle donne riconoscono che la legge 194 ha consentito alle donne innanzitutto e alla società di liberarsi dalla piaga dell’aborto clandestino, di ridurre le interruzioni di gravidanza, di prevenire, di avviare politiche di tutela della maternità e di affermare l’autodeterminazione delle donne nella scelta di una maternità responsabile. Sono in maggioranza anche le persone consapevoli che una scelta di maternità libera e responsabile è garantita anche da politiche che rispondano a nuovi bisogni sociali e che riconoscono i diritti fondamentali al lavoro, alla casa, a servizi di sostegno alla maternità.
In Italia è diventata coscienza collettiva l’idea che l’aborto non è reato, e non è un diritto.
E’ una decisione che una donna sa prendere, consapevole, specialmente da cattolica.
Si sa che la legge 194 non è una legge come le altre e che se ha retto nel tempo agli attacchi come il referendum abrogativo del 1981, è perché nella pratica non ha incentivato l’aborto, ha garantito assistenza a chi ne aveva bisogno, e soprattutto si è affidata al senso di responsabilità delle donne che hanno saputo far valere la loro autonomia.
Ed è ancora solo politica, perché se nel 1981 gli uomini e le donne italiane spontaneamente hanno di nuovo scelto per mantenere la legge, perché accendere ancora polemiche, che per fortuna il Vaticano stesso ha subito zittito!
Davvero oggi sollevare la questione dell’abrogazione della legge vuol dire rischiare di far perdere voti al centrodestra.
In ogni caso le donne ora sanno che certa gente come Berlusconi, Bondi, Binetti, Ferrara per giochi di potere sono disposti a camminare sulle loro vite, per rendersi conto di chi mandiamo a governare quando votiamo Forza Italia.

La legge 194 è un rigoroso e saggio punto di equilibrio fra convinzioni diverse da cui in nessun modo si può arretrare, se non perdendo le libertà ed i nostri diritti sociali.

Che cosa aspetta tutto il centro sinistra a dire con chiarezza e determinazione che la legge 194 non si tocca?


Pino Ciraci

domenica 3 febbraio 2008

Lo stipendio dei parlamentari

Il Parlamento ha votato all'UNANIMITA' e senza astenuti (ma che strano!? quelli che si definiscono della sinistra radicale potevano almeno astenersi!!) un aumento di stipendio per i parlamentari, di circa euro 1.135 al mese. Inoltre, la mozione é stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.

STIPENDIO Euro 19.150
STIPENDIO BASE Euro 9.980
PORTABORSE Euro 4.030 (generalmente parenti o familiari)
RIMBORSO SPESE AFFITTO Euro 2.900
INDENNITA' DI CARICA Euro 335/6.455 TUTTO ESENTASSE!!!

Poi:

TELEFONO CELLULARE Gratis
TESSERA DEL CINEMA Gratis
TESSERA TEATRO Gratis
TESSERA AUTOBUS -METROPOLITANAGratis
FRANCOBOLLI Gratis
VIAGGI AEREI NAZIONALI Gratis
CIRCOLAZIONE su AUTOSTRADE Gratis
PISCINE e PALESTRE Gratis
TRENI Gratis
AEREO DI STATO Gratis
AMBASCIATE Gratis
CLINICHE Gratis
ASSICURAZIONE INFORTUNI Gratis
ASSICURAZIONE DECESSO Gratis
AUTO BLU CON AUTISTA Gratis
RISTORANTE Gratis

Poi:
Hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in Parlamento, mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (per ora!!!). Circa 103.000 euro li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per coloro che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera (es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al suo servizio).
La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO. La sola Camera dei Deputati costa al cittadino Euro 2.215 al MINUTO !!

Fatela circolare

Si sta promuovendo un referendum per l'abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari. Queste informazioni possono essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i mass media rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani.

Sondaggio Eurispes

EURISPES: SEMPRE MENO FIDUCIOSI NELLE ISTITUZIONI

La fiducia degli italiani nelle istituzioni è ulteriormente calata nel corso dell'ultimo anno: e' quanto si evince da un sondaggio dell'Eurispes, contenuto nel Rapporto Italia 2008 presentato il 25 gennaio a Roma. Un italiano su due ha visto diminuire la propria fiducia, e questo sentimento ha colpito soprattutto chi si identifica con l'area politica di destra e di centro-destra (rispettivamente 70,5 e 60,9 per cento).
Altra verità sbandiera (qui si nota il potere delle televisioni), attraverso le sue reti (RAI 1 – RAI 2 – Canale 5 – Rete 4 – Italia 1 ) il pregiudicato più noto d’Italia, Silvio Berlusconi, che ha fatto leggi su misura contro il suo arresto, che dice l’Italia vuole lui e il suo governo di centro-destra.

L'unico soggetto istituzionale che ancora ottiene la fiducia della maggioranza dei cittadini è il presidente della Repubblica.
Quindi il 49,6% degli italiani è meno fiducioso verso la politica, le forze dell'ordine, i sindacati ma anche la Chiesa, la magistratura, la scuola. Le percentuali sono molto basse tra i giovani.

Il 49,6 per cento degli italiani ha perso fiducia nelle istituzioni. Per il 40,7 per cento la fiducia è invariata, solo per il 5,1 per cento è aumentata, grazie al governo di centro-sinistra. La percentuale di chi crede meno nelle istituzioni è più alta tra gli elettori di destra e di centrodestra Ma anche gli elettori di sinistra (43,9 per cento) e centrosinistra (39 per cento) si fidano meno.

Governo e Parlamento. Il 75,3 per cento degli intervistati dichiara di avere poca o nessuna fiducia nel Parlamento. Solo un cittadino su quattro si fida del governo. Solo il 14,1 per cento degli intervistati dichiara di fidarsi dei partiti. Ma non sono troppo popolari neanche i protagonisti dell'antipolitica: personaggi pubblici come Beppe Grillo o Nanni Moretti ottengono un consenso di poco superiore al 20 per cento, comunque superiore al 17 per cento medio dei politici di professione.
La Magistratura. Anche la magistratura si colloca sotto il 50 per cento: si fidano di giudici e procuratori il 42,5 per cento degli intervistati, un dato comunque in aumento rispetto al 39,6 per cento del 2007.
La Chiesa. Tra le istituzioni scivola sotto il 50 per cento anche la Chiesa, che raccoglie la fiducia del 49,7 per cento degli intervistati (perdendo oltre 10 punti rispetto all'anno precedente).
Le forze dell'ordine. Gli italiani si fidano al 50% delle forze dell’ordine.
La scuola. Arretra moltissimo anche la fiducia nella scuola, che si attesta al 33 per cento contro il 47,1 per cento del 2007.
Le associazioni di volontariato. L’unica fiducia con molto consenso (71,6 per cento) ricevono le associazioni.


MEDITIAMO,
QUESTO E’ UN SONDAGGIO REALE, NON FALSITA’ DI POLITICI
MEDITIAMO.

Pino Ciraci

Villa Castelli e il lavoro

Dopo tanti anni di lavoro al Nord, ho deciso di tornare al mio paese natìo, a Villa Castelli.
Me ne ero andato perché non era facile trovare lavoro qui al Sud, me ne ero andato perché ero stanco di vedere mio padre umiliarsi davanti ai politici o imprenditori della zona per cercare di avere un minimo di lavoro per me.
Mi sembrava troppo strano tutto questo: in fondo io dovevo lavorare per guadagnarmi lo stipendio, non lo volevo mica gratis: ed allora perché bisognava implorare o peggio pagare per avere un lavoro? Purtroppo questo era il Sud negli anni 70-80.
Così sono andato al Nord, ed in effetti ho visto che non bisogna mettersi in ginocchio al Nord per lavorare, non doveva umiliarsi mio padre.
Lì, al nord forse ci tengono a non farti sentire uno schiavo, anche perché se ti senti uno schiavo lavori male e senza stimoli e di conseguenza rendi poco.

Il mio sogno comunque era sempre quello di tornare, di dare una mano ai miei concittadini a migliorare la nostra terra, la nostra vita, la nostra situazione socioeconomica.
Ormai ero stato più di 20 anni al Nord, ed avevo ormai una certa esperienza nel mondo del lavoro, e così, con l’esperienza acquisita, volevo dare una mano a tutta la cittadinanza del mio paese, la mia esperienza di vita.
Al Nord ero considerato un ottimo lavoratore e ben pagato, e questo mi aveva dato forza.

Ma è bastato poco per accorgermi che niente è cambiato qui, anzi, se è possibile, è tutto peggiorato. La gente è più povera, il lavoro non esiste, gli imprenditori neanche, i politici ci sguazzano e non hanno voglia di mollare l’osso: tenendo il popolo nella povertà e nella insicurezza si comanda meglio.
I politici non hanno aziende da condurre, non capiscono cosa è crescita economica, se non che loro devono mangiare sul tuo lavoro, ed è forse proprio per questo che non crescono le aziende qui, dove ancora c’è il padrone che comanda e tu non conti niente.

Si fa finta di lamentarsi che abbandoniamo la nostra terra per andare a lavorare al Nord!
Ma non è la verità: per i politici locali un lavoratore deve, se gli si offre un lavoro:

 Lavorare in nero, se è possibile;
 Lavorare 10 ore e percepirne 7;
 Non ammalarsi mai, pena la perdita del lavoro;
 Non lamentarsi mai;
 Percepire lo stipendio 3-4 mesi dopo;
 Ricordarsi di portare la paghetta a chi ti ha trovato il lavoro;
 Sentirsi un cittadino di serie B, insomma uno schiavo.

E’ possibile rimanere qui a queste condizioni? Cosa si può consigliare ai giovani?

La prima cosa che ti levano è la voglia di vincere, poi lentamente scompare la voglia di lottare, tanto sei sempre un perdente, se non paghi.
Alla fine ti levano la speranza di vivere, e così ti manca il respiro, ti manca la dignità, e diventi davvero solo un peso per la società, ma è meglio un peso per chi ci comanda, che una mente che può rompere gli equilibri del sistema che ci tiene sotto controllo e ci uccide lentamente.
Speriamo che la gente si svegli, che smetta di essere clientelare, che smetta di cercare favori ai politici, che così diventano mafiosi, che cominci ad alzare la voce e si faccia sentire, senza accontentarsi dell’elemosina di qualche politico mafioso, senza credere alle menzogne dei politici parassiti che ci circondano, tutti, da destra a sinistra.

Pino Ciraci